| COOPERAZIONE - STORIA - IL PERIODO FASCISTA |
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Il colpo inferto al sistema cooperativo di Fontanelle con i saccheggi e la distruzione di magazzini, spacci, officine e succursali non però fu la causa principale della sua fine. Saranno le leggi fasciste, con l'obbligo di iscrizione al Sindacato Italiano Cooperative, e la repressione poliziesca nei confronti dei dirigenti più capaci, che consentirono al regime di gestire direttamente gli appalti pubblici e il collocamento, che misero fine definitivamente a ogni esperienza di cooperazione riformista. Nelle difficoltà del momento, il cooperativismo parmense cercò riparo dietro il combattentismo e le Associazioni che ad esso facevano riferimento. Sorsero così le varianti "combattentistiche" delle "case del popolo", delle cooperative di consumo, di lavoro e per la costruzione di case popolari. Tuttavia l'esperienza cooperativa non ebbe mai, per l'intero ventennio, né in città né in provincia, un significativo incremento. Unica eccezione fu il settore agricolo con un certo sviluppo delle latterie sociali e soprattutto del "Consorzio Agrario Cooperativo Antonio Bizzozero" che, fondato nel 1893 dallo stesso Bizzozero, uno dei padri del cooperativismo liberale, risultava essere il più importante per numero di soci e per diffusione sul territorio provinciale. Anche questa realtà però, come l'esperienza centenaria delle Società di Mutuo Soccorso, subì l'inquadramento del regime fascista. Fenomeno peculiare della provincia di Parma, intimamente correlato alla storia della cooperazione, fu quello dell'emigrazione politica. Già alcuni mesi dopo il tragico agosto del '22, numerosi lavoratori e dirigenti cooperativi di Fontanelle e della Bassa emigrarono in Francia, soprattutto verso l'Alta Garonna e la città di Tolosa ove si ricostituì un gruppo dirigente che accolse numerosi altri fuoriusciti e costituì nuove cooperative di lavoro. Lo stesso Faraboli raggiunse Tolosa nel 1926 dove favorì lo sviluppo della "Cooperativa dei lavoratori della Bassa parmense" che assunse l'impegno dell'elettrificazione della ferrovia Parigi - Versailles. La cooperativa, che in seguito cambiò il nome in "L'Emancipation", si aggiudicò numerosi e importanti appalti pubblici, contestualmente ad una seconda cooperativa fondata da esuli della bassa parmense, "Le Progres". Gli sconvolgimenti politici in Europa e la fine del "Front Populaire" in Francia decretarono anche la fine di questa esperienza cooperativa in terra straniera. Molti dirigenti scelsero di rimanere in Francia anche dopo l'occupazione nazista, fungendo da punto di riferimento per esuli o rifugiati politici italiani; fra questi lo stesso Faraboli che, nonostante fosse stato perseguitato e internato per un certo periodo in campo di concentramento, continuò a collaborare con la Resistenza francese sino alla fine del conflitto. |
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